Croce - 5 settembre 2004

La Croce-icona si trova nella chiesa di san Giovanni Battista,
in quai Saint Jean 13, a Strasburgo,
presso la Fraternita' Monastica di Gerusalemme.

La Croce-icona della chiesa Saint Jean di Strasburgo.

Per eseguire la Croce-icona che la Fraternité monastique de Jérusalem mi ha commissionato ho preso spunto da una croce collocata ora nel museo San Matteo di Pisa e risalente al XIV secolo. La sagoma della croce (adattata al gotico francese), la posizione del Cristo, la proposta delle piccole icone ai lati della figura del Cristo ed alle estremità dei bracci partono dal suddetto dipinto, ma hanno subito un adeguamento rispondente alle esigenze della comunità.

Trattandosi di un Christus triumphans, già in prospettiva vincitore sulla morte, ho cercato di tenerlo massimamente eretto e che avesse l’espressione serena di chi invita ad andare a Lui, in quanto il suo giogo è dolce e il suo carico leggero. Ho lasciato una leggera inclinazione della testa, così come si vede nelle icone di questo tipo.
Partendo dall’alto si incontra l’Ascensione. Il Cristo è nella sua gloria, nella mandorla, retta da angeli. La figura del Cristo può essere più o meno grande. Propenderei per l’immagine più grande, perché essendo la scena la più lontana, darebbe più visibilità alla figura di Gesù. Gli angeli possono reggere la mandorla in quattro o in due ed altri due suonare le trombe a tuba. Lascio a voi la scelta, ma forse mettere due angeli musicanti arricchirebbe la scena.
Sotto sarà la scritta in tre lingue, ebraico, greco e latino, della frase che fu posta sulla croce di Gesù. Sarà su fondo rosso e resa con un colore chiaro.
In fondo, sotto il suppedaneo, si trova la Discesa agli inferi. Il Cristo scende nell’Ade e libera i progenitori dai loro sarcofagi, prendendoli per mano entrambi. Alla nostra sinistra si trovano i re Davide e Salomone, il giusto Abele e il profeta Daniele; alla destra stanno Giovanni il precursore, Mosè, Noè ed altri due personaggi. Nell’Ade è sconfitto ed incatenato Satana, circondato da chiavistelli, catene, chiodi, serrature che tenevano schiave le anime dei giusti. Le porte degli inferi giacciono sotto i piedi di Cristo, mentre le rocce acuminate non possono più fare paura ed inghiottiscono solo il Satana.
A sinistra e a destra del braccio orizzontale si trovano la Lavanda dei piedi e l’Ultima cena. Le scene sono inquadrate in uno spazio uguale, ad indicare il cenacolo. Seguendo la tradizione di tali soggetti ho raccolto attorno ad un tavolo i tredici personaggi, dando un respiro in alto con un’architettura esile, aperta, per creare maggiore gioco tra i colori e l’oro. L’architettura riprende una visione simbolica degli edifici delle città medioevali e si mantiene dietro la scena principale, che risulta all’esterno. Nella Lavanda la disposizione rimane simile ma al centro non si trova pi la tavola, ma uno spazio vuoto.
Nella tabella centrale in alto a sinistra si trova la Deposizione dalla croce. L’immagine è molto simile sia sulle croci che negli affreschi. Mi sono rifatto, con adeguate variazioni, all’affresco riscoperto da poco, restaurato e riproposto al pubblico nella cripta del Duomo di Siena, attribuito a Duccio. Mi sono attenuto ai sei personaggi fondamentali, anche in virtù dello spazio ridotto dalla presenza del perizoma. Dall’altra parte si trova il Compianto sul Cristo morto, ripresa do varie immagini di croci italiche. Ho posto il Cristo in posizione opposta alla deposizione per bilanciare la distribuzione delle figure nelle due scene. Ho aggiunto una figura femminile perché lo spazio fosse pieno, ma senza appesantirlo. Tra le tante possibilità ho scelto questa dove Maria tiene il corpo di Gesù sulle ginocchia, perché mi sembra molto efficace, così come la Maddalena che, bilanciando la scena, porge il suo estremo gesto di pietà verso il suo Signore.
Negli spicchi laterali avevo previsto il sole alla destra di Gesù e la luna alla sinistra, ad indicare il regno della luce e delle tenebre. Questa immagine è molto presente nell’iconografia bizantina, ed anche nell’arte romanica. A volte si colloca la Chiesa a destra e la sinagoga e sinistra, come per esempio anche nella porta laterale della fiancata del Duomo di Strasburgo. Mi sono limitato al sole ed alla luna per non caricare troppo il significato. Poi vi ho fatto anche un serafino, chiaramente girato verso il Cristo. Anche il sole e la luna potrebbero essere girati verso Gesù, in forma diversa. Lascio a voi decidere cosa può essere più indicato.
Nell’immagine di mezzo a sinistra si trovano le Mirofore al sepolcro. La scena prende spunto da un famoso affresco di Skopje, per la figura dell’angelo e della roccia con il sepolcro. Per le mirofore mi sono ispirato ad icone russe. Il sudario l’ho voluto espressamente con la forma del corpo ed il vuoto del volto, per indicare l’evento divino della risurrezione. Forse non è così frequente questa soluzione (anche se nell’iconografia bizantina e russa è presente), ma mi sembra molto significativa. Dall’altra parte si colloca la scena della Cena in Emmaus, per la quale mi sono ispirato ad un affresco serbo, molto rivisitato ed adattato; come spesso si ha nelle croci i due momenti sono suddivisi tra loro dall’architettura. Ho voluto mettere l’accento sullo spezzare del pane, così come l’Evangelo ci rivela.
In basso a sinistra si trova l’Apparizione agli apostoli e il dubbio di Tommaso. Le due scene sono state messe insieme perché l’icona è un’immagine che compie una sintesi teologica e poi visuale, per cui, uscendo dal tempo e dallo spazio può presentare varie situazioni nello stesso piano. Gli apostoli sono undici, così come la tradizione iconografica propone, rispondendo alla pagina evangelica. Questa scena e la prossima, la Pentecoste, hanno lo stesso inquadramento architettonico del cenacolo come le immagini delle Cena e della Lavanda. L’unica differenza è data dalla disposizione degli archi che qui prevedono un arco centrale rialzato per le esigenze teologiche e grafiche: la grandezza di Gesù, prima gerarchica e poi grafica, e la discesa dello Spirito Santo, con la presenza della colomba. Per l’apparizione ho impostato la scena secondo il modello degli affreschi bizantini, ma guardando anche alle icone per la proposizione degli apostoli, senza dare un risalto eccessivo a Tommaso, anche se è facilmente riconoscibile. Per la Pentecoste mi sono rifatto al Codice di Rabbula, VI secolo, che si trova a Firenze, per dare più risalto alle figure e per non ripetere la composizione orientale, per altro difficile da riproporre in uno spazio tendente al quadrato, e che avrebbe reso gli apostoli molto piccoli. Questi sono stati tutti ridisegnati per essere riconoscibili con le altre scene. Tra loro compare anche Paolo come è consuetudine nelle icone, ad indicare l’universalità dell’annuncio evangelico.