La fine della guerra prima e i successivi mutati orientamenti politici e culturali a tutti noti, hanno infatti permesso una riscoperta dell’icona orientale quale immagine autenticamente cristiana ed efficace strumento di preghiera. Tale ripresa dell’icona nella cristianità occidentale è stata intesa in vari modi, dando luogo talora a riserve, ma anche a chiara e convinta accoglienza. E’ ovvio comunque che un simile movimento, non precostituito, non imposto dall’alto, ma nato con naturalezza nella coscienza e nell’anima di tanti cristiani e tuttora vivo e in espansione, non vada considerato solo come una moda o un momento passeggero.
Le affermazioni stesse di papa Giovanni Paolo II a sostegno della ripresa iconografica sono un aiuto e uno stimolo per coloro che si sono incamminati verso una conoscenza sempre più approfondita dell’icona orientale. Le riportiamo in appendice, ma qui vogliamo far risaltare quanto esse siano meditate e profonde, quanto chiaramente esplicite nel rifarsi all’icona come segno pressoché unico di espressione figurativa dell’arte sacra. Vogliamo nel contempo confessare il nostro disagio nel constatare l’estrema lentezza con cui a tal riguardo vengono generalmente recepite le parole quasi accorate del Santo Padre (Duodecimum Saeculum, 1987, § 11).

dalla Duodecimum Saeculum
Lettera apostolica di Papa Giovanni Paolo II sul Niceno II
11.

Da alcuni decenni, si nota un ricupero di interesse per la teologia e la spiritualità delle icone orientali; è un segno di un crescente bisogno del linguaggio spirituale dell'arte autenticamente cristiana. A questo proposito, non posso non invitare miei fratelli nell'episcopato a «mantenere fermamente l'uso di proporre nelle chiese alla venerazione dei fedeli le immagini sacre», e ad impegnarsi perché sorgano opere sempre più numerose e di qualità veramente ecclesiale. Il credente di oggi, come quello di ieri, deve essere aiutato nella preghiera e nella vita spirituale con la visione di opere che cercano di esprimere il mistero senza per nulla occultarlo. E’ questa la ragione per la quale oggi, come per il passato, la fede è l'ispiratrice necessaria dell'arte della chiesa.
L’arte per l'arte, la quale non rimanda che al suo autore, senza stabilire un rapporto con il mondo divino, non trova posto nella concezione cristiana dell'icona. Quale che sia lo stile che adotta, ogni tipo di arte sacra deve esprimere la fede e la speranza della chiesa. La tradizione dell'icona mostra che l'artista deve avere coscienza di compiere una missione al servizio della chiesa.
L'autentica arte cristiana è quella che, mediante la percezione sensibile, consente di intuire che il Signore è presente nella sua chiesa, che gli avvenimenti della storia della salvezza danno senso e orientamento alla nostra vita, e che la gloria la quale ci è promessa, trasforma già la nostra esistenza. L'arte sacra deve tendere ad offrirci una sintesi visuale di tutte le dimensioni della nostra fede. L'arte della chiesa deve mirare a parlare il linguaggio dell'incarnazione ed esprimere con gli elementi della materia colui che «si è degnato di abitare nella materia e operare la nostra salvezza attraverso la materia», secondo la bella formula di san Giovanni Damasceno.
La riscoperta dell'icona cristiana aiuterà anche a far prendere coscienza dell'urgenza di reagire contro gli effetti spersonalizzanti, e talvolta degradanti, delle molteplici immagini che condizionano la nostra vita nella pubblicità e nei mass-media; essa infatti è una immagine che porta su di noi lo sguardo di un Altro visibile, e ci dà accesso alla realtà del mondo spirituale ed escatologico.

12.

Amatissimi fratelli, nel ricordare l'attualità dell'insegnamento del VII concilio ecumenico, mi sembra che siamo da essi richiamati al nostro compito primordiale di evangelizzazione. La crescente secolarizzazione della società mostra che essa sta diventando largamente estranea ai valori spirituali, al mistero della nostra salvezza in Gesù Cristo, alla realtà del mondo futuro. La nostra tradizione più autentica, che condividiamo pienamente con i fratelli ortodossi, ci insegna che il linguaggio della bellezza, messo a servizio della fede, è capace di raggiungere il cuore degli uomini e di far loro conoscere dal di dentro colui che osiamo rappresentare nelle immagini, Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo, «lo stesso ieri e oggi e per tutti i secoli» (Eb 13,8).