Per l’iconografo non si pone l’interrogativo se può essere o meno un artista perché essenzialmente egli è allo stesso tempo un teologo contemplativo e un pittore: consapevole di compiere un servizio ecclesiale si consegna ad una doppia obbedienza: alla Parola ed alla Chiesa. Nel suo cammino l’iconografo avrà pertanto cura di crescere in entrambi i percorsi, quello spirituale e quello tecnico, teso sempre a far emergere con la sua opera, per quanto gli è possibile, la vera Bellezza.
Erano questi i parametri che presiedevano in Russia alla scelta del monaco-iconografo, con un esame molto rigido perché potesse accedere alla pittura delle icone. E non le firmava, perché non cercava la propria gloria, ma quella di Dio, per cui delle tante migliaia di icone pervenuteci solo di qualcuna conosciamo l’autore. E’ il caso del santo monaco Andrej Rublëv, che diede vita ad una delle scuole che possono talora aiutarci, per le loro peculiari caratteristiche, ad individuare il luogo di origine delle icone antiche. Non dissimile è il discorso per le scuole che vanno oggi emergendo anche in Occidente.